domenica 28 ottobre 2012

E’ tutto più complicato di quello che pensi. 
Vedi solo un decimo di ciò che è vero. Ci sono milioni di fili attaccati a ogni scelta che fai; 
puoi distruggere la tua vita ogni volta che fai una scelta. Ma forse 
non lo saprai per vent’anni. E non riuscirai mai a risalire indietro alla fonte. 
E hai solo una possibilità da giocarti -prova solo a capire il tuo divorzio- e dicono che 
non esiste il fato, ma esiste: è ciò che tu crei. 
Anche se il mondo va avanti per una frazione di una frazione di secondo. 
La maggior parte del tempo lo passi da morto o prima di nascere. Ma mentre sei vivo, 
aspetti invano, sprecando anni, una telefonata o una lettera o uno sguardo 
[da qualcuno o qualcosa che aggiusti tutto]
E non arriva mai 
oppure sembra che arrivi 
ma non lo fa per davvero. 

E così 
spendi il tuo tempo in vaghi rimpianti o più vaghe speranze perché giunga qualcosa di buono. Qualcosa che ti faccia sentire connesso, 
che ti faccia sentire completo, 
che ti faccia-sentire-amato. 
E la verità è che sono così arrabbiata e la verità è che sono così triste, cazzo, e la verità è che ho sofferto, cazzo, per un cazzo di tempo lunghissimo, per quello stesso tempo in cui ho fatto finta di essere ok, giusto per andare avanti -giusto per- non so perché, forse perché 
nessuno vuole sapere della mia tristezza, perché hanno la loro e la loro è troppo opprimente per permettere di starmi a sentire o di curarsi di me.

lunedì 22 ottobre 2012

Ti amo.
Questa piccola parola - amore, in grado di distruggere e di creare.
Di dare senso ad una vita o di toglierglielo.
In grado di far muovere intere armate che urlando ed agitando baionette
non fanno più ritorno a casa.

In nome della parola amore.

Un sola parola che accende l'anima e dà la forza ad un uomo di spaccarsi la schiena
per quattordici ore di fila al giorno pur di pagare i propri sogni. O gli dà la forza
per cingersi il collo con una sciarpa in corda, buttar giù decine e decine di compresse o
centinaia di gocce.
Di muovere un dito su un grilletto.
Di non sentire più il pavimento sotto i piedi per sette o otto piani.

Ti amo.
Quante volte l'ho ripetuto nella disperazione affogando tra le lacrime cercando di non far
sciogliere il trucco.
E ora che mi manchi così tanto, questa parola
mi sembra troppo piccola - troppo vuota.
Mi sembra solo ciò che è.
Una parola con uno strano suono svuotata da ogni significato, che non sa
esprimere _ORA_ l'immenso vuoto che esiste tra un secondo
ed un altro.
Nick Cave mi sembra perfetto per un suicidio. Per il mio, di sicuro [l'ho sempre pensato].
Morire tra le note in loop di qualcuno che - apparentemente - sembra capire
come mi sento. Intendo, che sembri capirlo davvero. Eppure
quando è accaduto, quando sono morta per quei -QUANTO SARANNO STATI? CINQUE? DIECI? QUINDICI?-
minuti, a tutto pensavo tranne che alla colonna sonora della fine della mia vita.

[o forse non pensavo a nulla]

E mi sono solo risvegliata con una flebo attaccata al braccio ed un gran via vai di gente
ai piedi del mio letto, completamente silenzioso.
Nick Cave non era in nessun angolo della stanza a cantare per me,
nè per la fine nè per l'inizio del resto della mia vita.
C'era solo un TIAMO che la mia mente continuava a ripetere, svuotato da ogni significato

che era la cosa più importante della mia vita.

giovedì 18 ottobre 2012

[...]

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame d'amore, 
dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te -sei tu

_e il tuo amore è la mia schiavitù.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

[...]



Frammenti_ Grazie P.P.P.

mercoledì 17 ottobre 2012

"

Quante parole ho da dirti,
quante ne ho dimenticate,
tante le ho lasciate cadere e finire in dubbi mai svelati.
Mi manchi -tra le opache pieghe dei miei sogni- quando il tuo viso appare e poi si perde al mio risveglio,
quando svanisce il sogno e io mi accorgo d’aver paura di rincorrerti
e non raggiungerti,

di non ritrovarti ad aspettarmi 
alla fine dei miei giorni ].


"

sabato 13 ottobre 2012


I Frozen Autumn stanotte cantano Winter solo per me, e restano a guardarmi piangere mentre siedo immobile nel buio e neanche me ne rendo conto.
Mi sembra di non pensare a nulla ed invece penso alla mia intera vita. A quello che ho perso, a quello che credevo di avere e che invece non ho mai avuto, a quello che mai avrò. Apro gli occhi e non mi trovo più, ma probabile che io non sia stata mai padrona neanche di me stessa. Sono stata sempre in balìa delle emozioni e degli odori. Forse neanche esisto.
Mi guardo i piedi e le ginocchia, e le mani, e c'è qualcosa che non va, non sono più bambina., e non ho più pastelli a cera da leccare per il buon odore che avevano.

E credevo di poter diventare tutta colorata dentro.

Vorrei essere tutta blu dentro, non so perché.
E invece no. Invece sono marcia dentro.
Mi guardo e chiudo gli occhi coprendomi con le mani.
Magari mi sveglio. Magari torno bambina.
Forse non ho leccato troppi pastelli a cera. E non ho mangiato abbastanza tempera.
Guardo un bastoncino di zucchero di natale-da quanto tempo sarà lì? quattro anni? forse cinque, chissà- e penso che vorrei tanto abbracciarti e farmi male, sprofondare tra le tue braccia, sentire le tue dita tra i miei capelli e la tua voce che mi sussurra una canzone, finché non mi addormento piangendo.
Continua a tenermi tra le braccia, te ne prego.
I bastoncini di zucchero sono così belli-anche se mi creano disgusto.
Sono come il natale. Lo odio profondamente. L'aria in quel periodo mi fa male dentro, mi trafigge i polmoni, ed io non mi sento mai sola come nel periodo natalizio.
Ma non potrei mai farne a meno.
Magari se ti sogno disteso alle mie spalle, sentirò le tue braccia cingermi.
E se così sarà, spero di svegliarmi al tuo ritorno, quando verrai a riprendermi, per portarmi a spasso tra le mille lucine colorate che mi feriscono come schegge, la carta regalo che mi soffoca, i nastri rossi che trafiggono come lame, e il freddo della città. Stringimi a te e portami in giro nel mio incubo, lasciami fendere l'aria a metà mentre mi uccide, ma tienimi la mano.
Sprofonderò la testa per metà in una sciarpa lunga metri.

Tu tienimi la mano.

Voglio morire così per una volta.

venerdì 12 ottobre 2012


Depakin, 2000mg. Seroquel, 300mg. Prazene, 100mg/Xanax, 150mg. Tavor, 12,5 mg. Stilnox, 50mg.
En, 30 gocce. Lexotan, 76 gocce. Laroxyl, 40 gocce.
La mia vita è un concentrato di gocce e milligrammi.
Disturbo Borderline, Disforia. Maniaca Depressiva affetta da Masochismo tendente a dipendenza di ogni genere.
"Secondo te sono davvero pazza?"
"Beh, diciamo che tanto normale non sei. Sei... particolare. Ma se prendi i medicinali... beh, tu prendi i medicinali."
Prendo i medicinali.
Buprenorfina, benzodiazepine, ansiolitici, antipsicotici, antidepressivi, sedativi, sonniferi.
Ho abusato un'intera vita di droghe per poi averne gratuitamente ora - credo quasi che alcune cose ti appartengano, che rimangano tue a vita anche quando non ci sono più talvolta.
Sono malata di malattie che forse non esistono e dipendente da medicinali che dovrebbero curare qualcosa che quindi probabilmente non ho.
Alle 4 di notte Giulio mi dice per telefono che gli altri non sono nessuno per giudicarmi. Che non conoscono la mia vita. Quello che ho vissuto, quello che ho sofferto. Che mi sto curando, devo darmi tempo. Che tutto passerà.
Eppure l'unica cosa che sta passando è solo la mia vita.